Un racconto di vulcani, nubi ed esseri imprevisti
Nel 1815 l’eruzione del vulcano Tambora immise nell’atmosfera un’enorme quantità di cenere, che si diffuse per tutto il globo creando una sorta di filtro per i raggi solari e provocando una piccola era glaciale. L’estate del 1816, preceduta da un inverno lungo e piovoso, fu fredda e umida anche in Europa, e quell’anno fu ribattezzato l’anno senza estate.
Nel sogno fatto da Mary Shelley in quel gelido giugno, anche il Dottor Frankenstein credette di poter rendere l’uomo invulnerabile a tutto e, credendosi più forte della natura, creò un mostro che poi rinnegò. Oggi è lampante come gli esseri umani, inseguendo un’impossibile perfezione, abbiano dato origine a un mostro da cui vorrebbero distogliere lo sguardo: la crisi climatica. Lo spettacolo intreccia storie di vulcani trasportate dalle nuvole attraverso il tempo e il racconto di come un vulcano partecipò alla scrittura di Frankenstein, libro potente definito all’epoca un romanzo meraviglioso, considerato che è scritto da una donna.
Antonia Pozzi scrive le prime poesie ancora adolescente, a contatto con la natura solitaria e severa della montagna. Le leggi razziali del 1938 colpiscono alcuni dei suoi amici più cari: forse l’età delle parole è finita per sempre, scrive quell’anno a un amico. Allora come oggi, civiltà e parole sono in pericolo. Lo spettacolo è il tentativo di preservare la bellezza attraverso l’opera di una poetessa che non ha mai pubblicato nulla in vita, e che solo da pochi anni viene riconosciuta come una delle più alte voci del Novecento.
I versi di Giovanni Pascoli armonizzati per quattro voci spazializzate che interagiscono con le immagini di nebbia del fotografo Roberto Venegoni, in un allestimento suggestivo riservato a piccoli gruppi di spettatori.
Da La più grande balena morta della Lombardia di Aldo Nove
Il tentativo evocativo di dare corpo e voce ai ricordi di un’infanzia che non si perde mai, perché resta ancorata nello spazio del ricordo come un’eco nel presente capace di condizionare il futuro. Lo spettacolo ha ricevuto la menzione speciale al festival Nuove Espressioni 2008 di Milano per l’originalità della scelta testuale e la freschezza e coralità della trasposizione scenica.
Delicato ma moderno morality play
I morality plays trovano origine dalla danza macabra, l’irruzione della morte nella vita dell’uomo e il conseguente terrore, e si costituiscono come drammi allegorici e filosofici della condizione umana. Un lavoro fatto di partiture fisiche che si sfaldano, inseguimenti, immobilità, immagini, desiderio, possesso e perdita, eros e thanatos.
Attori che, senza più risorse, si lasciano trafiggere dallo sguardo dell’altro. Perduta la storia, smarrito il filo, confuso il senso dell’azione, la prepotente intelligenza del corpo ha il sopravvento, svelando conflitti, distorsioni, condizionamenti, rituali moderni. Così come la mente si organizza per essere efficiente e produttiva, il corpo si organizza per la sofferenza, per la complicazione, per l’annullamento del suo linguaggio. Selezione premio Scenario 2007, vincitore ex aequo del bando Up_nea 2008.
Prova generale della fine del mondo in un atto unico, da La fine del Titanic di Hans Magnus Enzensberger
Se ci sembra che la fine del mondo non sia ancora arrivata è perché ce la si aspetta una volta sola e per tutti, mentre in realtà essa è già in atto, un po’ per volta, a rate, a pezzi e bocconi, in tempi e luoghi diversi. Ci fu però un episodio che dai contemporanei venne sentito come una prova generale della fine del mondo in un atto unico.
Da Le ire di Giuliano, commedia in un atto di Italo Svevo
Una vicenda raccontata più di cento anni fa da un grande narratore, ma straordinariamente attuale. Dopo una lite con il marito Giuliano, Lucia si rifugia dalla madre, non potendo più sopportare l’irascibilità del coniuge. I parenti però non reagiscono come lei si aspetta, e lo stesso Giuliano, quando arriva a spiegarsi, accusa Lucia di essere la causa delle sue ire. Lucia è tra i personaggi più moderni del teatro di Svevo, una donna che cerca una vita differente e il cui desiderio di libertà trova spazi angusti in una società che predilige ruoli codificati. È la sola a opporsi al sistema di regole che privilegia gli uomini: per questo, in questa messa in scena, anche i ruoli femminili, con l’eccezione di Lucia, sono affidati ad attori uomini.

