Pronunciamo le parole irrequiete e sovversive di Arthur Rimbaud. Ci rivolgiamo al veggente per cercare nella poesia nuove domande, alla ricerca di alternative che ancora non sappiamo immaginare. Nella sua celebre lettera del 1871, Rimbaud scriveva che il poeta si fa veggente attraverso un lungo, immenso e ragionato sregolamento di tutti i sensi: è da questa idea che il lavoro prende le mosse, insieme all’immagine che di lui è rimasta più impressa — il ritratto che Étienne Carjat gli scattò a diciassette anni, quel volto da collegiale ottocentesco che ancora oggi definisce l’enfant terrible della poesia francese. Partendo da quel volto e da quella suggestione, il lavoro coinvolge molti performer e si muove liberamente nello spazio, senza palco: la poesia di Rimbaud viene straniata, trasformata quasi in canto, filastrocca, gioco, senza mai perdere il suo lato magico. La performance dura tra un’ora e mezza e due ore, e si sviluppa per ripetizione continua: lo spettatore entra ed esce quando vuole, componendo così la propria personale drammaturgia — nessun percorso è uguale a un altro.
La performance è consigliata per ragazzi e ragazze dai 16 anni in su.