Antonia Pozzi scrive le prime poesie ancora adolescente, a contatto con la natura solitaria e severa della montagna. Le leggi razziali del 1938 colpiscono alcuni dei suoi amici più cari: “Forse l’età delle parole è finita per sempre”, scrive quell’anno a un amico in una lettera. Allora come oggi, civiltà e parole sono in pericolo. Questo è il nostro tentativo di preservare la bellezza attraverso l’opera di una poetessa che non ha mai pubblicato nulla mentre era in vita, e che solo da pochi anni viene riconosciuta come una delle più alte voci del Novecento.